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IoT e "Practical philosopher": il futuro dell'industria 3.0

In un’era in cui sembra prevalere la scienza sulle discipline letterarie e la tecnologia sta compiendo enormi passi avanti, un numero sempre maggiore di aziende in Italia ricerca figure professionali con competenze umanistiche e filosofiche, che poco hanno a che fare con numeri e tecnica, ma che potrebbero diventare parte integrante dei processi IoT: i “practical philosopher”.

Tale denominazione si riferisce a un ampio spettro di professionisti: filosofi, umanisti, pensatori, creativi. Questo rinnovato interesse delle aziende verso il mondo umanistico è comprensibile, se pensiamo alle capacità e predisposizioni che una laurea in lettere o un master in filosofia permettono di acquisire. Tra le altre, l’attitudine a coniugare etica, pensiero, sostenibilità e profitto.

Lo afferma anche il Guardian nell'articolo I work therefore I am: why businesses are hiring philosophers. I filosofi non offrono soluzioni, bensì pongono domande che aiutano il cliente a sviluppare nuovi punti di vista. Sanno pensare in modo critico e valutare cosa è giusto e cosa è sbagliato, grazie alle competenze nell'ambito del dibattito etico e critico. Sanno affrontare nel modo giusto i momenti di passaggio, di crisi e cambiamento. Il settore IoT necessita sempre più di queste figure professionali.

Ma, al lato pratico, cosa può offrire un filosofo a un’azienda? Qual è il legame tra filosofia e profitto?

Spesso questo legame non sussiste, o meglio non rappresenta il criterio da tenere in considerazione per il bene dell’azienda. Come afferma il Guardian, “la tensione non è tra filosofia e profitto, ma tra saggezza profonda e massimizzazione del profitto a breve termine, invece che tra creazione di valore sostenibile a lungo termine”. Questa è la chiave. I filosofi in azienda possono aiutare i manager a riflettere sul bisogno che i propri prodotti intercettano nel pubblico. Nella grande competizione dell’industria 3.0, un dato prodotto o servizio può potenzialmente funzionare sul mercato? Ce n’è bisogno? Intercetta un problema?

Il focus è dunque spostato dal prodotto in sé alla soluzione che offre. In questo modo può diventare anche più appetibile per il pubblico. Occorre guardare oltre per capire che a volte la ricerca del profitto non è tutto, non può e non deve – da sola – guidare le decisioni dell’azienda.

Gli innovatori stanno iniziando finalmente a capire che la creatività della mente umana non potrà mai essere sostituita dalla tecnologia, dall'informatica e dall'intelligenza artificiale. Occorre ripartire dall'etica e dal ragionamento critico, e i “practical philosopher” possono insegnarci come farlo.