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Le sfide quotidiane di un manager a forma di T

Il T-Shaped manager è un paradigma concepito per la prima volta negli anni ’90 e divenuto popolare tra tutti i professionisti che lavorano in settori ad alto tasso di innovazione. Il tipico professionista a forma di T ha competenze tecniche verticali in almeno uno specifico ambito, acquisite durante la formazione e gli anni di esperienza. Allo stesso tempo, possiede un ampio ventaglio di conoscenze e competenze trasversali, che lo rendono particolarmente adatto a fare da ponte tra esperti di diversi settori. In sostanza, un professionista a forma di T è una persona con una buona visione orizzontale d’insieme, che sa verticalizzarsi altrettanto bene quando ha bisogno di entrare nel merito di uno specifico dominio. Nonostante la popolarità di questo modello, la vita in azienda di un manager a forma di T è caratterizzata da sfide e difficoltà quotidiane.

Fra queste, vi è sicuramente quello che Geoffrey A. Moore chiama the pull of the past, il persistere di vecchie prassi e metodologie di lavoro, a volte anacronistiche rispetto all’evoluzione del mercato. L’approccio tradizionale all’organizzazione dei team e alla gestione dei progetti tende tuttora a orientare il lavoro verso una prevalente specializzazione, scoraggiando a occuparsi di ciò che va oltre la propria area di competenza. Contrastare questa resistenza, e orientare il mondo delle aziende e della formazione verso una crescente trasversalità delle competenze, è una delle maggiori sfide dei manager a forma di T.

Un’altra resistenza al modello T-Shape è il comune fraintendimento per cui i top manager, quanto più sono ai vertici, tanto più sono generalisti e impreparati (master of none, esperto del nulla, come vengono talvolta soprannominati negli States). Questa diffusa opinione ha spinto molti ad affermare la necessità di ripensare lo stesso modello T-Shape, cercando di rinforzare il lato verticale e specialistico della formazione. In realtà, il professionista a forma di T ha una profondità di conoscenze ed esperienze in almeno un settore; conosce la complessità dei dettagli perché l’ha vissuta in prima persona. Allo stesso tempo, ha acquisito ulteriori competenze in altri ambiti che gli consentono di sviluppare una visione d’insieme dei progetti su cui sta lavorando, che spesso può mancare agli iper-specialisti.

Infine, una delle maggiori sfide per un manager a forma di T è quella di favorire nel mondo aziendale un modello di Open Innovation. Molte imprese oggi fanno fatica ad allinearsi alla rapida innovazione tecnologica, a causa della mancanza di know-how e delle limitate risorse disponibili agli investimenti in ricerca e sviluppo. La via più promettente per superare questi ritardi è quella di perseguire l’innovazione attraverso un’intensa cooperazione con altre imprese e con le Università. Lo spazio di tale cooperazione in Italia rimane oggi limitato, e questo contribuisce ad accrescere il digital divide tra le diverse realtà del mercato. I manager a forma di T possono dare un forte contributo al passaggio a un modello cooperativo di innovazione (Open Innovation), in virtù della loro capacità di orientarsi in differenti ambiti e situazioni.

Malgrado l'importanza della trasversalità delle competenze venga spesso sottovalutata e confusa con il puro generalismo di superficie, la presenza di manager a forma di T è uno dei fattori che può aiutare le aziende ad adattarsi alla rapida evoluzione dei mercati.